Intervista a Noemi, educatrice professionale nelle scuole

Davide e Selene hanno intervistato Noemi Conte, educatrice professionale che lavora nelle scuole superiori, oltre che nel centro socio educativo per minori della cooperativa Il Balzo dal 2017.

1. DOVE LAVORI?

Lavoro dal 2017 presso L’Istituto Superiore Italo Calvino, che ha sede a Rozzano con Liceo Scientifico, Liceo delle Scienze Umane e Istituto Tecnico Economico e nella sua succursale a Noverasco (Opera) con indirizzi Agraria, Agroalimentare e Agroindustri.

2. COME SI SVOLGE LA TUA GIORNATA A SCUOLA?

La giornata varia a seconda della patologia che possono avere gli studenti. 

Da un anno a questa parte seguo un ragazzo con un grave ritardo cognitivo, per lui iniziare in una nuova scuola, con nuove figure di riferimento (educatore e insegnanti), nuovi compagni, nuovi spazi e nuove norme è stato molto complicato. L’inserimento è avvenuto in modo graduale tanto nel contesto scolastico in generale quanto nel contesto classe. In un anno i miglioramenti sono stati tanti ed ora la nostra giornata tipo si svolge nel seguente modo:

Lo aspetto all’ingresso dove di solito arriva accompagnato dalla sua compagna di fiducia con la quale prosegue il tragitto fino alla classe, aspettiamo l’appello e decidiamo (a seconda del suo umore) se rimanere in classe e svolgere attività diverse da quelle dei compagni o andare in aula sostegno e svolgere il suo programma differenziato stilato dai Professori di Sostegno di riferimento. Nel suo caso si lavora sulla temporalità (prima- dopo, i giorni della settimana, i mesi dell’anno, etc), matematica elementare e il riconoscimento delle aree scolastiche.

Mio particolare compito è invece insegnargli quelle che sono le regole sociali, ovvero come ci si comporta in una determinata situazione e con determinate persone. Esempio pratico: imparare a chiedere informazioni/necessità in modo corretto con il semplice utilizzo delle parole “Grazie /Prego”, chiedere il permesso alla persona con cui si sta relazionando se può abbracciarla o baciarla, ma soprattutto estraniare le proprie emozioni e necessità e saper chiedere aiuto nei momenti di bisogno così da evitare poi comportamenti problema.

Con un lavoro costante e una buona collaborazione l’anno scorso siamo riusciti a portare uno studente, che non resisteva un’ora a scuola e presentava una forte opposizione verso il contesto classe, in gita con i compagni per un’intera giornata.

3. CHE TIPO DI PATOLOGIA HANNO GLI STUDENTI CHE TU E LE TUE COLLEGHE SEGUITE A SCUOLA?

Considerando i 19 alunni che abbiamo tra le due sedi, possiamo trovare patologie meno gravi come ADHD (Disturbo dell’attenzione), ritardi cognitivi di diversa gravità, distrofia muscolare, disturbi monocolo funzionali, autismo ad alto funzionamento e autismo grave.

4. SVOLGONO LO STESSO PROGRAMMA DELLA CLASSE?

I programmi variano a seconda della patologia e dalla gravità di questa. 

Ci sono ragazzi che seguono il programma della classe e che hanno semplicemente un programma leggermente ridotto e con l’utilizzo di ausili come ad esempio mappe concettuali o computer, questi vengono classificati come “Obiettivi Minimi”. In questo caso è compito dell’educatore aiutare lo studente a prendere appunti, trovare il giusto metodo di studio e in caso fosse necessario aiutarlo nelle relazioni con i pari e i professori. Troviamo poi ragazzi con gravi patologie e che seguono una programmazione differenziata non riconducibile ai programmi ministeriali.  In questo caso l’educatore ha un compito meno didattico rispetto al caso prima descritto, dovrà infatti occuparsi più dell’aspetto comportamentale e sociale. Si lavorerà sull’inclusione, sul rispetto delle regole sociali nel contesto scolastico e soprattutto sulla relazione con i pari e non.

5. TRA TE E INSEGNANTE DELLA CLASSE C’E’ COLLABORAZIONE?

Anche in questo caso la collaborazione varia a seconda della gravità del ragazzo. Se il ragazzo ha un programma ad obiettivi minimi e quindi segue le medesime lezioni dei compagni, allora la collaborazione è abbastanza buona. Se invece la disabilità del ragazzo è grave, tanto che la maggior parte del tempo lo trascorre al di fuori del contesto classe, le mie interazioni con l’insegnanti sono minori. In generale, nella mia esperienza, ho capito che ci sono insegnanti che collaborano nel creare relazione e inclusione nella classe e insegnanti che purtroppo si interessano solo al programma scolastico e non al contesto classe nella sua totalità. 

6. INCONTRI ANCHE I GENITORI?

Dipende sempre dalle necessità del ragazzo. Con alcuni genitori si ha un incontro iniziale e scambi di informazioni riguardo l’andamento scolastico durante l’anno, con i genitori dei ragazzi più gravi, invece, il rapporto è  quotidiano. Ogni giorno si riporta ai genitori l’umore del ragazzo, le attività svolte, miglioramenti o problematiche riscontrate durante la giornata. 

7. CHE DIFFERENZA C’E’ TRA EDUCATORE PROFESSIONALE E INSEGNANTE DI SOSTEGNO? 

L’insegnante di sostegno gestisce la parte didattica e l’educatore la parte comportamentale e relazionale, ma la verità è che in molti casi i ruoli si sovrappongono, le figure collaborano e si impara l’uno dall’altro, sopratutto in situazioni di particolare difficoltà.

8. TI PIACE QUESTO LAVORO? CHE TIPO DI EMOZIONI PROVI QUANDO STAI CON I TUOI RAGAZZI?

Le emozioni provate durante l’anno sono davvero tantissime, dall’entusiasmo e la paura iniziale, le arrabbiature e le delusioni quando non ci si sente compresi dal contesto scolastico fino ad arrivare all’immensa gioia e fierezza quando il ragazzo fa progressi e raggiunge gli obiettivi prefissati nel piano educativo individuale. 

Non ci sono traguardi più o meno importanti, o ragazzi più o meno complicati: il percorso scolastico di un ragazzo con il disturbo dell’attenzione, per esempio, che a livello comportamentale è “omogeneo” ai pari, può essere più difficile di quello di un ragazzo con un ritardo cognitivo grave – non immaginate la difficoltà che presenta a memorizzare  anche solo un paragrafo di un testo. Questo per dire che la bellezza del nostro lavoro sta nel creare la giusta relazione con il ragazzo e lavorare insieme a lui per trovare la strada e il modo più semplice per raggiungere gli obiettivi prestabiliti. 

Nonostante il contesto scolastico sia molto difficile, data la poca conoscenza della disabilità sia tra gli insegnanti che tra gli studenti, questo lavoro mi piace e se si trova la giusta collaborazione si riescono a portare a casa traguardi importanti.

 

Leggi Come richiedere l’educatore professionale a scuola.

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