Percorsi educativi a domicilio per minori: intervista a Martina

Quante persone segui con percorsi educativi a domicilio?

Quest’anno seguo tre minori nella periferia di Milano.

Che tipo di disabilità hanno?

In due casi l’autismo e ritardi cognitivi, nel terzo caso invece il ragazzo che seguo non ha una disabilità e il mio lavoro è di supporto o alla persona e alla famiglia.

Che tipo di programma svolgi? 

Il programma varia in base alla richiesta e alla persona con cui si costruisce il percorso. In un caso, ad esempio, il bisogno del ragazzo è principalmente quello di passare dei momenti di svago e divertimento, oltre a quello di migliorare le proprie autonomie. Infatti a volte andiamo a fare lunghe passeggiate in parchi, o in negozi di animali (che lui ama molto), mentre a volte andiamo a fare merenda insieme ecc… In un altro caso invece si tratta più di un supporto organizzativo e pratico all’intera famiglia.

Varia in base alle capacità della persona?

I servizi domiciliari non si basano tanto sulle capacità quanto sugli interessi ed esigenze delle persone.

Il lavoro che proponi lo decidi tu o insieme alla famiglia?

Il lavoro viene stabilito insieme alla famiglia, agli assistenti sociali e ad altre figure di riferimento come ad esempio psicologi, neuropsichiatri, insegnanti ecc… é molto importante mantenere un lavoro di rete.

In che luogo viene svolto?

Nonostante il nome del servizio possa lasciar pensare a un intervento prettamente casalingo, in realtà la maggior parte delle volte si tende a svolgerlo al di fuori.

Quali strumenti utilizzi?

Nessuno dei miei casi necessita di strumenti specifici, l’unico, se si può definire tale, è la mia relazione con loro.

Mediamente quanto dura un incontro educativo a domicilio?

La durata viene stabilita dall’assistente sociale di riferimento, o in casi di richiesta privata viene concordata insieme alla famiglia.

Quali obiettivi sei riuscita raggiungere fino ad ora?

Tra i più importanti obiettivi raggiunti, devo sottolineare i miglioramenti delle capacità relazionali dei un ragazzi, l’individuazione delle proprie attitudini e passioni e la conseguente scelta del percorso scolastico da seguire, e il rafforzamento delle autonomie. Un altro metro di valutazione considerevole del mio lavoro è secondo me il rapporto di fiducia che riusciamo ad instaurare durante questi momenti insieme.

L’educatore da chi viene scelto?

La famiglia o l’assistente sociale richiede alla cooperativa un educatore con determinate specificità, dopodiché spetta al coordinatore del servizio domiciliare scegliere e attribuire l’intervento.

Che tipo di rapporto si è creato con la famiglia e con la persona?

I rapporti che si creano con la famiglia e con la persona sono fondamentali per il buon funzionamento del percorso, poiché trattandosi di un intervento a domicilio il lavoro non si concentra solo sul destinatario del servizio, ma piuttosto sulla sua intera sfera sociale. È importante fare in modo che tutta la rete amicale della persona sia coinvolta attivamente all’interno del progetto; come si suol dire… “ognuno mette il suo”! In alcuni casi creare questo rapporto di fiducia e collaborazione è stato più semplice e naturale, in altri si è invece rivelato più complesso, ma con il tempo sono stati fatti dei grandi miglioramenti.

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