Quattro chiacchiere con Elena, la curatrice del nostro laboratorio di musica

La musica e l’utilizzo degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) favorisce la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici che soddisfano le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive. La musica può essere utilizzata a tutti gli effetti come un trattamento di tipo educativo e riabilitativo.

Essa è fonte di espressione, di condivisione, di sostegno e contenimento delle emozioni, dei pensieri che non sempre vengono espressi verbalmente.

La dottoressa Kate Williams e i suoi colleghi della Queensland University of Technology (QUT) hanno studiato gli effetti della disciplina utilizzando il metodo detto Sing and Grow sui bambini affetti da disabilità, scoprendo che questa sortiva effetti benefici anche sui genitori di questi bambini. Nello specifico, ne guadagnava il legame tra genitori e figli e la salute mentale dei genitori stessi.

L’effetto sui genitori è stato motivo di sorpresa e grande soddisfazione per gli scienziati ed è andato a rafforzare i già positivi esiti dello studio.

Davide e Selene hanno intervistato Elena, che da 15 anni cura il nostro laboratorio di musica.

  1. COME TI È NATA LA PASSIONE PER QUESTA DISCIPLINA?

Dopo gli studi accademici in Conservatorio ho iniziato a insegnare, direi per caso… un’amica mi aveva coinvolto in un progetto in una scuola dell’infanzia. Tutto è partito da lì.

Gli studi accademici non mi avevano preparata ad affrontare l’insegnamento, e soprattutto a un insegnamento al di fuori dell’ambito accademico. Quella prima esperienza con bambini dai 3 ai 5 anni ha messo in discussione il mio modo di pensare la musica.

Ero sicura del grande potenziale insito nella musica, del suo valore formativo, ma non sapevo come farlo emergere.

Ho iniziato a frequentare corsi di didattica e musicoterapia, ho osservato docenti lavorare in situazioni e con utenze il più possibile differenti. Sono convinta che non abbia importanza quali siano l’età, le competenze, le abilità/dis-abilità e le conoscenze, la musica tocca tutti nel profondo in quanto persone: provoca cambiamenti, stimola e sostiene l’azione, muove emozioni e tanto altro.

Lavorare con la musica mi dà la possibilità di entrare in contatto con le persone utilizzando un canale preferenziale, non servono molte parole serve la musica adatta. Trovare la musica adatta, quella che mette in risonanza, è il compito arduo e affascinante che spetta a me.

  1. DA QUANTI ANNI SVOLGI QUESTA PROFESSIONE?

Insegno oramai da 25 anni e 15 anni fa ho conosciuto i ragazzi del Balzo.

  1. CHE EMOZIONI PROVI QUANDO LAVORI CON I RAGAZZI?

Con alcuni di loro ci conosciamo da 15 anni… sono tanti, un “pezzetto” di vita, eppure non posso dare nulla per scontato. Arrivo con le mie proposte, ma so che devo essere pronta a cambiare o modificare, le variabili sono tante: l’umore, la stanchezza, il non star bene, eventi contingenti, … A loro chiedo attenzione, presenza e partecipazione, le cose si fanno insieme, si condividono. Le emozioni più belle le vivo quando si cercano, si ascoltano, si guardano, quando li vedo concentrati in un’attività, quando sorridono mentre “giochiamo”, quando rischiano mettendosi alla prova e ci riescono! Certamente capitano momenti di difficoltà, ma la fiducia e il rispetto che stanno alla base di questo stare insieme aiuta a superarli.

4. COME DEVE ESSERE STRUTTURATO IL TUO AMBIENTE DI LAVORO?

Idealmente dovrebbe essere abbastanza ampio per poter permettere a tutti di muoversi, sarebbe bello avere anche dei materassini per fare attività a terra, ovviamente tanti e diversi strumenti e perché no…un pianoforte! Questo l’ideale. In realtà nella stanza che utilizziamo spostiamo tavoli e sedie, lo spazio non è molto, ma sufficiente; io porto una tastiera, qualche strumentino (altri li trovo lì) e materiale vario (foulards, nastri,… altri li trovo lì).

5. QUALI BENEFICI NOTI NEI RAGAZZI CHE PARTECIPANO AI LABORATORI DI MUSICA?

Il fatto che alcuni di loro frequentino l’attività da 15 anni per me significa che il laboratorio di musica è un luogo dove stanno bene, e questo è importante.

I benefici che noto riguardano l’attenzione, la memoria, la coordinazione e l’equilibrio, un modo di relazionarsi con gli altri più consapevole, il desiderio di mettersi in gioco, di sperimentare, di proporre, un aumento dell’autostima. La musica è la cornice entro cui le attività prendono forma, si strutturano e si ordinano. L’ascolto è alla base di tutte le attività. Faccio un paio di esempi: dei cerchi a terra diventano il pretesto per proporre percorsi, e alla fine della musica tutti dentro! Dei sacchettini di riso ci aiutano a tenere il tempo di una filastrocca, dobbiamo imparare a manipolarli senza farli cadere, a passarli al compagno di destra e magari poi anche al compagno di sinistra.

Spero che i benefici rilevati siano visibili anche al di fuori dell’attività e che abbiano ripercussioni positive nella loro vita di tutti i giorni.

Fonti:

https://www.disabili.com/aiuto/articoli-qaiutoq/la-musicoterapia-aiuta-i-bambini-disabili-e-anche-i-loro-genitori

https://www.psicologia24.it/2017/10/cosa-musicoterapia-perche-musica-fa-bene/

 

Articolo a cura di Davide e Selene

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